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UE: il Patto sulla migrazione e l’asilo entra in vigore con conseguenze pericolose

Un documento di domande e risposte illustra l’impatto sui diritti

Una guardia di frontiera polacca accanto a una recinzione di filo spinato a Polowce (Polonia), al confine tra Polonia e Bielorussia. 21 luglio 2025. © 2025 AP Photo/Czarek Sokolowski

(Bruxelles) – Il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione europea introduce cambiamenti radicali che rischiano di compromettere il diritto d’asilo, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. L’organizzazione ha pubblicato un documento in cui spiega, in forma di domande e risposte, i principali cambiamenti introdotti nelle leggi e nelle procedure di asilo dell’UE, e i relativi rischi per i diritti umani. Il Patto, adottato nel 2024, entra definitivamente in vigore il 12 giugno 2026.

«Malgrado le altisonanti promesse dei leader europei, il nuovo Patto dell’UE sull’asilo sbatte la porta in faccia a persone che meritano di essere trattate con dignità e di vedere esaminate le loro richieste di protezione in modo equo» ha detto Judith Sunderland, senior advisor sui diritti dei migranti e dei rifugiati di Human Rights Watch. «È un colpo durissimo inferto al diritto d’asilo, in un momento in cui il mondo ha più che mai bisogno che l’Europa sostenga e difenda i diritti umani».

Il Patto è un insieme di dieci norme vincolanti che ridefiniscono il modo in cui l’Unione europea gestisce le proprie frontiere, esamina le domande di asilo e disciplina la ripartizione delle responsabilità fra gli Stati membri. Le nuove norme consentono ai governi di accelerare le decisioni e limitano le misure di salvaguardia nella valutazione delle domande di asilo, che ora si svolgerà in gran parte nell’ambito di «procedure di frontiera» abbreviate, aumentando al contempo il ricorso alla detenzione e la sua durata. Un nuovo regolamento sulle situazioni di crisi consente agli Stati membri dell’UE di negare alle persone il diritto di richiedere asilo in situazioni vagamente definite di «arrivi in massa» o di «strumentalizzazione» della migrazione da parte di paesi terzi.

D’ora in poi gli Stati membri potranno stringere accordi con «paesi terzi sicuri» al di fuori dell’Unione disposti ad accogliere i richiedenti asilo. Questo significa che uno Stato membro potrà rifiutarsi di esaminare una domanda di asilo e trasferire invece il richiedente in un altro paese, dove potrebbe non avere alcun legame culturale, familiare o sociale, e dove le sue prospettive di sostegno e integrazione potrebbero essere incerte. In pratica, finora questi accordi hanno contribuito più a eludere le responsabilità che a garantire una protezione efficace.

I cambiamenti introdotti intervengono poco o nulla sulle relazioni disfunzionali tra gli Stati membri dell’UE: restano in vigore norme che addossano in misura sproporzionata la responsabilità dei richiedenti asilo sui paesi situati alle frontiere esterne. Un nuovo «meccanismo di solidarietà» consentirà agli Stati di rifiutarsi di accogliere le persone provenienti da paesi soggetti a pressione migratoria e di finanziare invece l’uso di recinzioni di confine, filo spinato e sistemi di sorveglianza.

Il Patto comprende anche disposizioni che, se considerate prioritarie e applicate correttamente, potrebbero aiutare a individuare i migranti e i richiedenti asilo con esigenze di protezione specifiche, tra cui le persone con disabilità e quelle più esposte al rischio di abusi. Gli Stati membri dell’UE sono infatti tenuti a istituire meccanismi di monitoraggio indipendenti per garantire il rispetto dei diritti umani durante le procedure di frontiera.

Gli Stati membri dovrebbero fare tutto il possibile, entro i limiti imposti dal Patto, per mitigarne le conseguenze più gravi e assicurare il rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ha detto Human Rights Watch. Le autorità dovrebbero limitare il ricorso alla detenzione e alle procedure di frontiera per l’asilo, e dovrebbero garantire di poter individuare le persone con esigenze specifiche di protezione e supporto. Inoltre, dovrebbero interrompere i trasferimenti dei richiedenti asilo verso paesi privi di tutele adeguate, applicando le norme sui contesti di crisi solo in via del tutto eccezionale.

I meccanismi di monitoraggio indipendenti dovrebbero avere mandati ampi per segnalare e indagare su tutte le denunce di violazioni dei diritti nell’ambito delle attività di frontiera, con rimedi efficaci a disposizione di tutte le vittime.

«Malgrado le nuove e stringenti norme del Patto sulla migrazione e l’asilo, gli Stati dell’UE possono ancora fare la cosa giusta», ha concluso Sunderland. «Come minimo, dovrebbero limitare il ricorso alla detenzione, identificare e proteggere le persone più esposte al rischio di abusi, e astenersi dal delegare ad altri paesi le responsabilità in materia di asilo».

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